Il mondo dell’alta orologeria è in qualche modo collegato a quello della sartoria. Artigianalità, savoir faire, nobiltà  ed esclusività dei materiali, sono solo alcuni degli elementi che questi due mondi apparentemente distanti condividono. 

Luca Rubinacci è il direttore creativo della maison Rubinacci, rappresentante della terza generazione di una delle più antiche e famose sartorie, con esclusivi atelier in quel di Napoli, Milano, Londra e Tokyo. Quello di Rubinacci è un taglio inconfondibile, capace di coniugare la sartoria napoletana alle esigenze di una clientela internazionale. 

Da appassionato di sartoria e affezionato ‘follower’ di Luca su Instagram, dove col suo sempre solare “Hello Everyone…” dispensa simpatici e utili consigli di stile, ho incontrato l’uomo che GQ Magazine ha definito essere uno dei meglio vestiti al mondo per conoscere la sua visione sull’orologeria e scoprire gli orologi che ama indossare!

Cosa rappresenta per te l’orologio? C’è un criterio con il quale decidi di indossarne uno piuttosto che un altro?

LR L’orologio è un oggetto che indosso con molto piacere, soprattutto in ambito lavorativo. Credo che un orologio importante debba essere indossato anche in un contesto adeguato.

Ad esempio, questa estate sono stato in viaggio di nozze in Indonesia e sono partito con un semplicissimo Swatch. Durante questo mese trascorso in Indonesia ho comunque soggiornato in Hotel molto buoni, dove ho visto persone con al polso orologi davvero costosi. Non credo fosse il contesto giusto: sei in vacanza in Indonesia! Credo che l’eleganza consista proprio in questo, nel non ostentare. Indossare qualcosa esclusivamente per il piacere di portarlo.

Come è nata la passione per l’orologeria?

LR La mia passione per l’ orologeria non proviene da una tradizione di famiglia. Io e mio papà Mariano ci siamo entrambi avvicinati a questo mondo una decina di anni fa, quando incominciavo a fargli domande sugli orologi che indossava.

Tutto è iniziato in una particolare occasione. Avevo 22 anni e mio padre, amante degli orologi vintage, decise di portarmi a un’asta di Sotheby’s a New York. Iniziai sfogliando il catalogo di quella rassegna e subito mi innamorai di un Vacheron Constantin 4072 in oro rosa, cronografo a carica manuale; mentre mio padre puntò subito un Patek Philippe ‘Tegolino’ . 

La base d’asta del mio Vacheron Constantin era di 28mila dollari, stimato a circa 38mila. Mariano mi diede il via libera sul poter piazzare la mia offerta, ma senza la possibilità di rilanciare più volte, giusto per farmi divertire. Anche perché assieme a noi c’era un nostro amico esperto, il quale rassicurò mio padre del fatto che l’orologio – tra i più ambiti in quel periodo – avrebbe raggiunto almeno i 50mila dollari. 

Ricordo ancora che alzai la mano per fare la mia offerta, la prima di quell’asta, e subito uno rilanciò a 30mila dollari.  Prontamente riposi con 31mila e da quel momento piombò il silenzio. Sbiancai letteralmente. L’avevo fatto senza una reale speranza di potermi aggiudicare l’orologio, invece.. Dopo qualche tempo ho scoperto l’importanza di trovarsi, anche in queste occasioni, al posto giusto nel momento giusto. Il prezzo finale dell’asta molto spesso dipende dalla presenza o meno di persone, collezionisti realmente interessati a quella specifica referenza. E’ stata la cosiddetta ‘fortuna del principiante’, decisamente inaspettata.


A quali orologi della tua collezione ti senti più legato?

LR Sono legato ad orologi che aldilà del valore, mi ricordano un occasione particolare come questo Piaget Altiplano ref.3095  vintage, un regalo della mia sorella gemella Chiara per i miei 30anni. Un bellissimo ‘dress watch’ ultrapiatto dal cuore nobile. Al suo interno è animato dal prestigioso calibro 9P2, evoluzione del celebre 9P introdotto nel 1957. 

L’ultimo arrivato di casa è il Patek Philippe Calatrava Clous de Paris 3802, orologio al quale attribuisco l’importanza maggiore essendo il regalo di mia moglie per il nostro matrimonio. Ci tengo in maniera particolare, perché ti fa capire fino a che punto una donna può conoscere il suo futuro marito. Non le ho mai detto cosa volevo, non pretendevo niente così come lei non ha mai preteso l’anello di fidanzamento. Però quando ti trovi a regalare qualcosa, se ci tieni a una persona, cerchi di rappresentarla.   

Devo dire che questo Patek Philippe riesce a incarnare al meglio quello che sono: faccio parte della Sartoria Napoletana, e questo segnatempo riassume in qualche modo l’eleganza senza tempo di un uomo. E’ il classico orologio che vorrei tramandare un giorno a mio figlio. 

Ti ho visto spesso indossare un bellissimo Parmigiani Fleurier, sei un aficionado della maison?

LR La passione per la maison Parmigiani Fleurier nasce dalla mia collaborazione come Brand Ambassador grazie all’intraprendenza e alla simpatia di Maryline De Cesare, Direttore Generale del marchio. Un orologio di nicchia, super artigianale, pochi pezzi ma per veri intenditori. Un po’ come la sartoria napoletana. Da qui nacque questo connubio tra me, capostipite della Sartoria Napoletana e la loro maison.

Non potevo che scegliere il Tonda, che è un po’ l’emblema di Parmigiani. Lo indosso sempre con molto piacere. Sono stato anche in visita presso la loro Manifattura, dove ho conosciuto Michel Parmigiani che mi ha mostrato i suoi lavori di restauro e ho potuto apprezzare il grande lavoro artigianale che c’è dietro questa maison. Artigianalità che si avvicina molto al mondo dell’alta sartoria.

Quale orologio nella tua collezione ritieni più versatile rispetto ad altri?

LR Lo Zenith El Primero Chronomaster  mi piace molto perché è super sportivo. E’ un orologio che indosso tranquillamente coi jeans, ma non solo, ed è molto semplice da indossare, lo porto con me ovunque. Ha un fascino discreto non amando ostentare ciò che indosso.

Com’è nata la collaborazione tra Rubinacci e Hublot ?

LR Tutto nasce dalla collaborazione tra la nostra Sartoria e il mio caro amico Lapo Elkann, il quale desiderava esprimere il suo guardaroba negli orologi Hublot. L’idea mi piacque molto, anche perché questa maison rappresenta l’avanguardia per quanto riguarda lo stile e il design applicato all’orologeria. Tuttavia non fu affatto facile in quanto Lapo è un grande amante dei nostri tessuti vintage. Così quando Hublot chiamò per chiedermi 10/15 metri di tessuto risposi che non era possibile e che al massimo avrei potuto garantirgli 2 metri per tipo.  

Ovviamente abbiamo dovuto utilizzare tessuti particolari anche per la loro resistenza, in grado di poter esser utilizzati come quadranti ma non solo… C’è stato molto lavoro dietro. Una fusione tra l’estro di Lapo, la conoscenza mia dei tessuti e la tecnologia di Hublot. Gli orologi sono stati prodotti in serie limitatissima e sono andati a ruba. E’ stata una bella collaborazione.

Prima di salutarci, quali orologi contemporanei vorresti nella tua collezione? 

LR Mi piace molto l’Aquanaut di Patek Philippe un orologio semplice da indossare, oltre al nuovo Rolex GMT Pepsi 126710BLRO ..