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Rolex guida la ripresa del mercato Pre-Owned: prezzi in calo, ma più stabili dal 2022

Dopo quasi tre anni di cali continui, l’inizio del 2025 segna una frenata significativa nel ribasso dei prezzi degli orologi di secondo polso. Secondo i dati raccolti da Morgan Stanley in collaborazione con WatchCharts, nel primo trimestre dell’anno l’indice dei prezzi dei Rolex usati è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Nello stesso periodo, l’intero mercato secondario ha registrato un calo contenuto del -0,4%, il più lento dal secondo trimestre del 2022.

Un segnale chiaro: il mercato degli orologi di secondo polso sta entrando in una fase di maggiore stabilità, dopo l’euforia pandemica e il successivo ridimensionamento dei prezzi.

I brand che tengono: Rolex, Patek, AP e… Cartier

La domanda, pur non esplosiva, resta solida. A beneficiarne sono soprattutto i marchi considerati più “sicuri” dagli investitori e dai collezionisti: Rolex, Patek Philippe e Audemars Piguet, il cosiddetto “Big Three” dell’orologeria svizzera, continuano a dominare il mercato secondario per valore delle transazioni.

Anche Cartier (gruppo Richemont) e Omega (gruppo Swatch) hanno mostrato una buona tenuta, confermando un interesse crescente verso marchi che uniscono heritage, posizionamento forte e riconoscibilità.

Sources: WatchCharts, Morgan Stanley Research.

“La fase che stiamo vivendo non è un’inversione di tendenza netta, ma piuttosto un ritorno a una maggiore selettività,” afferma Luca Ferretti, analista del settore orologiero. “Il mercato sta premiando i marchi che riescono a mantenere una narrativa coerente e una gestione dell’offerta rigorosa.”

Effetto dazi? Un’incognita sul medio termine

Tutti questi dati precedono un potenziale scossone: l’annuncio dell’introduzione di dazi doganali del 31% sulle importazioni negli Stati Uniti – poi sospesi per 90 giorni – ha creato un clima di incertezza. Attualmente resta in vigore un dazio del 10%, ma si attende un accordo tra Svizzera e USA che possa mitigare l’impatto sul più grande mercato al mondo per l’orologeria svizzera.

Alcuni brand più piccoli e diretti al consumatore, come il britannico Christopher Ward, hanno già adeguato i propri listini per riflettere i costi doganali. Resta da capire come reagiranno i grandi player del settore se i dazi dovessero essere confermati.

Il ritorno alla qualità in tempi incerti

In un contesto volatile, si conferma il cosiddetto “flight to quality”: i collezionisti e gli acquirenti puntano su orologi che meglio mantengono il valore nel tempo. Rolex, Cartier, Audemars Piguet e Patek Philippe restano le scelte privilegiate.

Tuttavia, anche marchi considerati “mid-tier” come IWC o A. Lange & Söhne potrebbero vedere miglioramenti, man mano che il mercato acquisisce maggiore consapevolezza sui loro valori residui, oggi penalizzati da sconti medi del 30-40% rispetto al retail.

Ancora sopra al listino, ma in calo

Un altro dato interessante: la disponibilità di modelli a prezzo di listino sta migliorando. Solo il 53% dei Rolex attualmente in produzione tracciati da WatchCharts viene scambiato sopra al prezzo retail sul mercato secondario – un calo rispetto al 68% di un anno fa.

Sources: WatchCharts, Morgan Stanley Research.

Audemars Piguet guida la classifica: il 67% dei suoi modelli attuali è sopra il prezzo retail, in leggera crescita rispetto al 65% dell’aprile 2024. Patek Philippe, invece, è sceso dal 45% al 38%, segnale di un raffreddamento rispetto ai picchi post-pandemia.

Prezzi medi in calo… ma sempre più lentamente

Un altro indicatore di rilievo è l’andamento dei prezzi medi. Dal grafico sottostante si può notare come, trimestre dopo trimestre, il ritmo dei ribassi si stia attenuando:

Sources: WatchCharts, Morgan Stanley Research.

“Il -0,4% registrato nel primo trimestre 2025 è un chiaro segnale che il settore sta trovando un nuovo equilibrio, forse più vicino ai valori reali di mercato che a quelli speculativi.”

Conclusione: stabilizzazione o nuova fase?

Il 2025 si è aperto con un rallentamento della discesa dei prezzi e con segnali di maturità e stabilizzazione. Il mercato secondario, seppur ridimensionato rispetto ai picchi del 2021, continua a essere un termometro importante della forza dei brand sul mercato primario.

Se i marchi storici continuano a dominare, non è escluso che il prossimo movimento interessante arrivi proprio da chi oggi si muove sotto i radar. Intanto, occhi puntati su Washington e Berna: l’andamento dei dazi potrebbe cambiare, ancora una volta, le regole del gioco.

Per maggiori informazioni sui prezzi del mercato secondario, visita il sito WatchCharts.com.

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