New York continua a dettare il ritmo del collezionismo orologiero internazionale, e lo dimostra la recente New York Watch Auction: XII di Phillips, che ha chiuso la stagione primaverile con un risultato impressionante: 25 milioni di dollari incassati, 100% dei lotti venduti e 100% del valore stimato. Ma al di là dei numeri (che già parlano da soli), ciò che colpisce è la fotografia che questa asta restituisce sullo stato di salute del mercato degli orologi da collezione.
Non solo Patek Philippe — pur sempre protagonista assoluta — ma anche brand indipendenti con una partecipazione globale e, soprattutto, un’America sempre più appassionata e presente, con quasi metà dei partecipanti provenienti dagli Stati Uniti.

Tra i lotti più attesi, è inevitabile parlare del Patek Philippe Ref. 1518 in oro giallo, un calendario perpetuo cronografo di rara bellezza, che ha segnato 1,45 milioni di dollari, quasi quattro volte la stima minima. Ma ciò che davvero impressiona è che si tratta della seconda cifra più alta mai raggiunta da questa referenza in oro giallo. Un risultato che conferma come i grandi classici continuino a catalizzare l’interesse dei collezionisti più esigenti.

Ancora Patek protagonista con un Calatrava Ref. 570 in acciaio, un esemplare “fresco di mercato” con quadrante a tre toni e numeri Breguet, che ha superato il milione di dollari: segno che anche le referenze meno roboanti — se accompagnate da dettagli di quadrante o provenienza particolari — possono conquistare cifre di rilievo.
Ma la vera sorpresa dell’asta è arrivata dagli indipendenti: F.P.Journe, Kari Voutilainen, De Bethune e Atelier de Chronométrie hanno letteralmente fatto scintille. Basti pensare al Répétition Souveraine di F.P.Journe con quadrante in zaffiro fumé, che ha scatenato una guerra di offerte durata sei minuti prima di fermarsi a 685.800 dollari, nuovo record per il modello. O ancora il Tourbillon Anniversaire Historique “T30” di Journe, volato a 889.000 dollari partendo da una stima di 180.000.

Non sono mancati i colpi di scena, come il Rolex “Big Red” Daytona Ref. 6265 appartenuto al pilota francese Jean-Pierre Jabouille, venduto a 215.900 dollari, più del doppio della stima. Qui la storia personale dell’orologio — inciso con dedica alla vittoria al Gran Premio di Francia 1979 — ha evidentemente giocato un ruolo decisivo, confermando quanto la provenienza continui a fare la differenza nel collezionismo.
Da segnalare anche l’exploit di Cartier, che ha visto tutte le otto referenze superare le stime massime. Clamoroso il Coussin Bamboo “Jumbo”, passato di mano per 177.800 dollari contro una stima iniziale di appena 15.000-30.000 dollari.

Un’asta che insomma conferma l’appetito dei collezionisti per il segmento vintage e indipendente, ma anche la crescente attenzione verso le referenze più particolari, capaci di raccontare una storia. Non è solo una questione di cifre, ma di emozioni, passione e — come sempre in orologeria — dettagli.
In ordine, ecco una carrellata dei Top Ten Lots:









