Il recente accordo doganale con gli Stati Uniti ha certamente portato un po’ di respiro all’industria orologiera svizzera. Eppure, non tutti festeggiano senza riserve. Tra le voci più critiche c’è ancora una volta quella di Nick Hayek, CEO dello Swatch Group, che ai microfoni di SRF ha ribadito la sua delusione per l’atteggiamento adottato dalla delegazione svizzera a Washington.

Secondo Hayek, la Svizzera avrebbe mancato l’occasione di mostrarsi più decisa e sicura di sé di fronte a un partner commerciale importante ma complesso come gli Stati Uniti.
“Siamo ancora ricattabili”
Gli USA sono da anni il mercato più rilevante per le esportazioni di orologi svizzeri. L’introduzione dei dazi punitivi del 39% aveva generato forte preoccupazione nel settore; il nuovo accordo, che li riduce al 15%, rappresenta indubbiamente un passo avanti.
Ma per Hayek non basta: la Svizzera avrebbe accettato condizioni ancora sbilanciate. “Siamo ancora ricattabili”, afferma, sottolineando che il Paese continua a mostrarsi troppo remissivo sul piano internazionale. Una critica che Hayek aveva già espresso in passato, ricordando che l’unico “re” da cui l’orologeria deve farsi guidare è il cliente — non la politica.
Lo sgarbo dei regali nello Studio Ovale
Hayek punta il dito anche contro l’atteggiamento di alcuni rappresentanti dell’imprenditoria svizzera durante l’incontro con Donald Trump alla Casa Bianca lo scorso 4 novembre.

Foto: Keystone
Secondo il CEO di Swatch, la scelta di presentarsi nello Studio Ovale con doni di grande valore per cercare di ammorbidire la posizione americana sarebbe stata un errore di immagine e strategia: più che cortesia diplomatica, un segnale di debolezza.
Per Hayek, la Svizzera dovrebbe mostrarsi capace di negoziare ad armi pari, senza indulgere a gesti che rischiano di compromettere la credibilità di un settore da tempo simbolo di eccellenza e indipendenza.
Il vero problema? Il franco forte
Se il tema dei dazi resta centrale, Hayek ricorda però che la sfida principale per l’orologeria svizzera è un’altra: la forza del franco.

Negli ultimi dieci anni, la valuta elvetica si è apprezzata di circa il 60% nei confronti dello yen, influenzando pesantemente la competitività sui mercati asiatici. Per il CEO, i tassi di cambio rappresentano una minaccia ben più incisiva delle tariffe statunitensi.

Trasformare la crisi in opportunità
Nel frattempo, Swatch ha risposto alla tensione sul fronte doganale con la consueta creatività: l’edizione speciale “what if… tariffs?” — che riprende ironicamente la tariffa del 39% — è diventata un piccolo caso di marketing, arrivando fino al Consiglio Federale.

E l’ultima novità del gruppo guarda all’innovazione: AI-DADA, un tool che permette ai clienti di creare il proprio design Swatch sfruttando l’“intelligenza artistica” basata su oltre quarant’anni di archivi e cultura visiva della maison.
Più coraggio, più visione
Il messaggio di Hayek è chiaro: la Svizzera deve ritrovare la propria sicurezza, negoziare con più lucidità e proteggere la solidità di un’industria che da decenni rappresenta un pezzo fondamentale del Made in Switzerland.
Tra dazi, cambi valutari e concorrenza globale, il settore non può permettersi esitazioni: innovazione e assertività resteranno le armi decisive per affrontare le sfide dei prossimi anni.